Mons. Giorgio Ferretti

Mons. Giorgio Ferretti

Foggia, 24 giugno 2024 – Si riporta di seguito l’intervento di S. E. Mons. Giorgio Ferretti, Arcivescovo di Foggia-Bovino, al convegno «Sfruttamento del lavoro e caporalato» nell’Aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza di Foggia.

“Questo convegno si svolge mentre in Italia ci si interroga sulla tragedia dello sfruttamento del  lavoro. Siamo molto turbati e addolorati per ciò che è accaduto a Satnam Singh, esprimiamo la  nostra solidarietà alla sua famiglia, e ci chiediamo una volta di più come interrompere questa  catena di sfruttamento e di morte, come far fronte auna così grande ingiustizia. Ringrazio  l’Università di Foggia per aver organizzato questa giornata e per stimolare una riflessione pubblica, ad ampio spettro, sul tema dello sfruttamento del lavoro, che spesso coincide con il più  vasto tema di quell’immigrazione che non diventa integrazione, ma continua a scorrere su canali  irregolari. 

Il punto di vista di un vescovo non può prescindere da una riflessione sul fondamento della fede,  che è la Parola di Dio. Nella Bibbia è scritto:“Non molesterai il forestiero né l’opprimerai, perché  voi siete stati forestieri nel paese di Egitto”. (Es 22, 20-23) 

Lo straniero, infatti, nella Bibbia gode di una vera protezione giuridica. La ragione del rispetto  sta anche nell’esperienza di migrante vissuta e sofferta dal popolo di Israele: il popolo è invitato  a ricordarsi delle sofferenze passate. Come dire: proprio perché tu sei stato forestiero in terra  altrui e hai visto quanto sia dura tale condizione delle schiavitù e del lavoro in condizione di  schiavitù, cerca di avere comprensione e misericordia verso coloro che fanno questa esperienza  nel tuo paese. 

Nel Nuovo Testamento l’amore per lo straniero diviene amore stesso per Gesù. Nel capitolo  25 del Vangelo di Matteo, quello del “Giudizio Universale”, viene ricordato che chi accoglie il  forestiero accoglie Gesù stesso: “Ero forestiero e mi avete ospitato… Ogni volta che avete  fatto queste cose a uno solo dei miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. 

Chi ama e accoglie lo straniero ama e accoglie Gesù stesso. L’accoglienza dello straniero è una  delle attuazioni dell’amore che è la legge fondamentale del cristiano. 

Alla luce della Parola di Dio vorrei dire che l’accoglienza è un dovere per il cristiano, come lo è  la dignità della persona, qualsiasi persona.  

Il Card. Matteo Zuppi, presidente dei vescovi italiani, ha detto recentemente: “Non possiamo  abituarci al fatto che il lavoro, che dà vita, diventi morte. Per nessuno. Lavoro e morte non devono  mai abbracciarsi. Il lavoro è vita e deve far vivere, è vocazione, dignità della persona, socialità.  Se diventa morte, sfruttamento, ingiustizia, ciò deve generare corale e convinta repulsione. Per  questo oggi chiediamo responsabilità e sicurezza. Le vittime sul lavoro sono uno scandalo. 

 

Mons. Giorgio Ferretti, ph. Facebook
Mons. Giorgio Ferretti, ph. Facebook

 

Le morti e gli infortuni riguardano tutti”. E ha aggiunto inoltre: “La Chiesa è preoccupata delle  condizioni dei lavoratori, perché al centro ci sono le persone. Tutte”.  

Nel recente documento ‘Dignitas infinita’ del Dicastero per la Dottrina della Fede, è scritto: ‘La  povertà si diffonde in molti modi, come nell’ossessione di ridurre i costi del lavoro, senza rendersi  conto delle gravi conseguenze che ciò provoca” (n. 37).  

La legalità, la dignità umana, la sicurezza del lavoro, non sono un costo, né tantomeno un lusso,  ma un dovere cui corrisponde un diritto inalienabile di ogni persona. Anche per onorare la morte  dei molti che anche nella nostra terra hanno pagato con la vita il sistema perverso del caporalato  dobbiamo fare di più, impegnarci di più, tutti. 

In questi giorni la morte di Satnam Singh ha giustamente fatto scalpore e suscitato un rinnovato  dibattito su questo tema ma noi sappiamo bene che lo sfruttamento anche nella nostra Capitanata  è un fenomeno sociale storico, duro da sradicare, che ha prodotto le sue vittime. Penso a Paola  Clemente morta di fatica sotto il sole cocente di una infuocata estate pugliese il 13 luglio del  2015.  

Jerry Masslo, giovane immigrato, fuggito dal Sudafrica nel tempo dell’apartheid, ucciso il 29  agosto del 1989 a Villa Literno perché aveva rifiutato come Satnam Singh la logica dello  sfruttamento, diceva “Prima o poi qualcuno di noi verrà ammazzato, e allora ci si accorgerà che  esistiamo”. Però non è accettabile che ci si accorga di questo fenomeno solo quando muore un  essere umano. 

Penso allora ai tanti uomini che ogni giorno si possono incontrare nelle nostre campagne. Hanno  i volti rugosi segnati da una fatica che uccide. Che fare per loro? Che fare per interrompere questa  catena? 

Dobbiamo fare di più, dobbiamo essere più creativi e convinti nell’intervenire. Anche le comunità  cristiane devono accogliere e integrare di più. Penso per esempio ai corridoi umanitari promossi  dalla Comunità di Sant’Egidio attraverso i quali molti possono venire ed essere integrati legalmente in Italia evitando la tratta che è l’inizio dell’illegalità. Anche qui a Foggia una  parrocchia ha recentemente accolto due giovani provenienti dalla Siria. Le vie legali per  l’immigrazione vanno allargate. E’ anche il bisogno della nostra società, delle nostre famiglie e  imprese. 

Dobbiamo lavorare per costruire una coscienza sociale che si ribella in una provincia che dice  basta. Dobbiamo impegnarci nella costruzione di una società più umana ma anche più legale,  dove il lavoro nero e di conseguenza i caporali hanno meno margine di manovra. Penso poi ai  ghetti della nostra provincia. Non possiamo accettare che gli uomini vivano in quelle condizioni.  Si devono creare condizioni abitative migliori, trasporti pubblici più efficienti, condizioni di vita  più umane. Ho visitato questi luoghi (Borgo Mezzanone etc) e ho in mente con la Diocesi di  Foggia e con quelle vicine di intraprendere, nel prossimo futuro, azioni per dare una risposta al  bisogno di dignità che hanno questi lavoratori e queste persone. 

C’è bisogno di un cambio forte di mentalità: non è normale che le persone siano sfruttate al limite  della schiavitù, non è normale che si lavori quattordici ore al giorno per pochi euro. Non è normale  vivere e lavorare, essere parte attiva della produzione di una terra e non fare parte di quella  società. 

Come Chiesa di Foggia faremo la nostra parte. Perché il vero volto della Chiesa è quello della  madre che ama e accoglie tutti i suoi figli, tutti!”

(Nota stampa)

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