"Capitanata, olim Mesapiae et Iapigiae pars" (From Wikimedia Commons, the free media repository)

Trento - Biblioteca comunale di Trento - Capitanata olim Mesapiae et Iapygiae pars - CBT 5882427 (From Wikimedia Commons, the free media repository)

InsideCapitanata.it, Foggia, 29 giugno 2024 – Questo testo esplora le origini del detto “Fuggi da Foggia,” attribuito all’Abate Francesco Longano nel XVIII secolo.

Durante i suoi viaggi, Longano rimase colpito dal contrasto tra la devozione dei pellegrini e l’indole licenziosa dei foggiani, osservata soprattutto durante il pellegrinaggio al santuario dell’Incoronata.

L’articolo di Enzo Ficarelli non solo racconta l’aneddoto storico, ma suggerisce anche una reinterpretazione positiva del comportamento dei foggiani, proponendoli come precursori delle moderne festività primaverili.

 

 

 

Il Dr. Enzo Ficarelli, esperto di storia locale e docente dell’Università del Crocese, insegna all’Università Popolare Gaetano Salvemini
Il Dr. Enzo Ficarelli, esperto di storia locale e docente dell’Università del Crocese, insegna all’Università Popolare Gaetano Salvemini

 

“Fuggi da Foggia”

 

“È a tutti noto e non solo in Italia. Ero a Gerusalemme davanti al Santo Sepolcro. Un gerosolimitano mi si avvicinò chiedendomi da dove venissi e, quando gli risposi da Foggia, mi sciorinò il famoso detto. Aveva studiato medicina a Bologna ed era un veterinario della città santa.

 

Il ‘merito’ di averlo reso celebre spetta all’Abate Francesco Longano, nato a Ripalimosani (CB) nel 1728. Nel suo libro ‘Viaggi per lo regno di Napoli’, al capitolo ‘Capitanata’ che visitò in lungo e largo, nelle soste a Foggia riportava i disagi per le zanzare e per il caldo insopportabile.

Ciò che più di ogni altra cosa scandalizzava l’abate era però l’indole perversa delle donne che giudicava focose e soprattutto inclini alla lasciva godereccia.

La goccia che fece traboccare il vaso da cui scaturì il detto fu quando, nell’ultima domenica di Aprile, nel pellegrinaggio al santuario dell’Incoronata, aveva potuto constatare come ‘la popolazione femminile foggiana, vibrante di passione per gli incipienti tepori primaverili, praticasse in quel luogo ben altre devozioni che quelle religiose e si dedicasse, in quel sacro bosco, con trasporto e consumata esperienza al soddisfacimento di ogni sorta di appetiti sino al ritorno in città che, per il modo con cui avveniva, somigliava più a un corteo di sfrenate baccanti che non a una processione di pie e devote pellegrine’.”

 

 

 

Attenzione all’interpretazione.

 

“Il Longano è un Abate e osserva con ammirazione e compiacimento i pellegrini giunti da lontano che camminano in ginocchio strisciando la lingua per terra, recitando con grande devozione preghiere mentre compiono i tre giri intorno alla chiesa. Per contro doveva trovare oltre modo osceno, peccaminoso, immorale, impuro e indecente il comportamento dei foggiani che, riuniti in gruppi ‘festevoli et iucundi’, o inscenavano balli licenziosi o passeggiavano nel bosco scambiandosi al viso e al corpo lenti e veloci sguardi di concupiscenza, di lussuria, d’amore.

Al misogino Abate saranno sembrate scene boccaccesche, talmente peccaminose da indurlo, disorientato, sconvolto, turbato, irritato e indignato, a esclamare: ‘FUGGI DA FOGGIA NON PER FOGGIA MA PER I FOGGIANI!'”

 

 

 

Considerazioni finali.

 

 

“Non è che noi FOGGIANI siamo stati i promotori della festa della primavera? Non è che noi foggiani siamo gli antesignani della gita fuori porta, della scampagnata? Non è che noi foggiani siamo i precursori della pasquetta?

"Capitanata, olim Mesapiae et Iapigiae pars" (From Wikimedia Commons, the free media repository)
“Capitanata, olim Mesapiae et Iapigiae pars” (From Wikimedia Commons, the free media repository)

 

L’abate constata il contrasto stridente, dicotomico, tra il comportamento dei pellegrini giunti dalle province limitrofe rispetto a quello dei foggiani. Questi al bosco dell’Incornata andavano per trascorrere una giornata ‘diversa’, all’aria aprica o all’ombra di querce secolari.

La provenienza del detto è stata interpretata, ancora oggi, come un aforisma umiliante, denigrante. Ma se tutti ne conoscessimo il perché di come e quando è nato, potremmo ‘girarlo’ interpretandolo a nostro favore.”

 

A cura di Enzo Ficarelli

 

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