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Carcere di Foggia, nell’area verde dei colloqui una giornata di sole, giochi e affetto: una mattinata allegra per i bambini, che hanno potuto divertirsi all’aria aperta con i papà detenuti, condividendo con le famiglie e con i volontari momenti di quotidianità. Un’iniziativa dell’Istituto Penitenziario che restituisce centralità alle relazioni.

Foggia, 4 novembre 2026 – In una mattinata di sole, i bambini giocano sull’altalena: i papà li osservano da vicino, mentre le famiglie si ritrovano intorno a un tavolo per condividere la merenda, qualche parola, un sorriso. Gesti quotidiani che, oltre le mura di un carcere, assumono un significato straordinario. Piccoli frammenti di normalità che diventano occasioni preziose per custodire gli affetti e ritrovare, anche solo per qualche ora, il piacere di stare insieme, in famiglia.

È accaduto nei giorni scorsi nella Casa Circondariale di Foggia, dove l’area verde destinata ai colloqui familiari, riaperta alcuni mesi fa anche grazie alle persone detenute impegnate in attività lavorative interne, ha accolto eccezionalmente i volontari e le volontarie.

Un momento di incontro e condivisione che ha visto protagoniste le famiglie e, soprattutto, i bambini, felici di trascorrere alcune ore all’aria aperta insieme con i loro papà detenuti, in uno spazio attrezzato con tavoli, panchine, altalene, cavallini e altri giochi. Per l’occasione, i volontari hanno portato caramelle, lecca-lecca e cioccolatini, piccoli doni che hanno accompagnato sorrisi, conversazioni e momenti di spensieratezza. Una mattinata semplice, ma dal profondo valore umano: la detenzione limita la libertà personale, ma non cancella i legami familiari e il diritto dei bambini a mantenere una relazione significativa con i propri genitori.

“La tutela dei legami familiari – sottolinea il direttore della Casa Circondariale di Foggia, Michele De Nichilo – rappresenta una componente essenziale del percorso trattamentale. L’area verde nasce proprio dalla volontà di offrire alle famiglie, e in particolare ai bambini, un ambiente più accogliente, nel quale l’incontro con il genitore detenuto possa avvicinarsi il più possibile alla naturalezza della vita familiare. La presenza dei volontari ha aggiunto a questa esperienza una dimensione di comunità. Umanizzare la pena significa anche riconoscere che dietro ogni persona detenuta esistono affetti che meritano di essere preservati”.

L’iniziativa richiama anche il significato più profondo della funzione rieducativa della pena, che non può prescindere dalla conoscenza delle persone, dalla valorizzazione delle loro risorse e dalla possibilità di mantenere relazioni significative con il mondo esterno.

 

Carcere di Foggia, nell’area verde dei colloqui una giornata di sole, giochi e affetto

 

“L’articolo 27 della Costituzione – osserva il comandante della Polizia Penitenziaria, Claudio Ronci – affida al sistema penitenziario un compito preciso: fare in modo che la pena tenda alla rieducazione del condannato. Un principio che deve tradursi in opportunità concrete, attraverso percorsi capaci di tenere conto della storia, delle fragilità e delle potenzialità di ciascuna persona detenuta. È una sfida particolarmente complessa in un Istituto come il nostro, dove i numeri sono molto elevati, ma proprio per questo non possiamo permetterci di perdere di vista le persone. Anche la tutela dei legami familiari è parte di questo impegno, perché gli affetti rappresentano una risorsa fondamentale nel percorso di reinserimento sociale.

Un’iniziativa dell’Istituto Penitenziario che restituisce centralità alle relazioni

 

 

La sicurezza e il trattamento non sono obiettivi contrapposti, ma responsabilità che devono procedere insieme. Desidero ringraziare gli agenti della Polizia Penitenziaria impegnati nel servizio colloqui che hanno contribuito con professionalità, sensibilità e disponibilità alla riuscita dell’iniziativa”.

La mattinata ha rappresentato anche un’ulteriore occasione di incontro tra le famiglie e il mondo del volontariato, da anni presente nella Casa Circondariale di Foggia con attività di ascolto, accompagnamento e sostegno. Una presenza che contribuisce a mantenere vivo il rapporto tra l’Istituto penitenziario e la comunità esterna.

 

(Nota stampa)

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