Mons. Giorgio Ferretti durante la celebrazione delle esequie di Stefania Rago a Foggia: l’Arcivescovo ha dedicato un passaggio centrale dell'omelia al superamento della cultura del possesso e della sottomissione. (Riproduzione vietata)
Foggia, 2 maggio 2026 – OMELIA DELL’ARCIVESCOVO PER IL FUNERALE DI STEFANIA RAGO.
“Maria Maddalena è una donna disperata. Disorientata, si reca di buon mattino al cimitero: lì è il suo posto, vicino alla tomba del suo Signore e amico. Gesù è l’unico uomo che non l’ha mai giudicata, le ha ridato dignità, l’ha guarita, protetta, salvata dagli sguardi malevoli della gente, dal giudizio cattivo degli uomini. Ma ora non c’è più, chi si occuperà di lei? Per questo vaga disorientata nel giardino.
Il rapporto di Gesù con le donne era eccezionale per il suo tempo. La donna non valeva molto, anche dal punto di vista religioso. Ma Gesù faceva quello che nessuno faceva: dava loro dignità, parlava con loro, le voleva sue discepole, le ammetteva nella cerchia dei suoi amici. Le ascoltava, le curava e si lasciava condurre da loro a curare i loro figli.
Con la donna samaritana, sua nemica, non accetta la logica dello scontro, ma le parla con gentilezza, la vuole salvare ma non si impone, la vuole convincere con la saggezza del suo Vangelo.
Nei Vangeli incontriamo la tenerezza, la cortesia di Gesù verso le donne. Egli davvero mostra a tutti come deve essere superata la rozza cultura del maschilismo e l’abominio della sottomissione della donna.
Ma è incredibile che, dopo duemila anni, ancora gli uomini non hanno voluto accettare quello che per il Signore è normale nelle relazioni con tutti: l’amore. Gesù ama in modo sincero e l’amore è dare la vita per i propri amici, è gioire della loro felicità, fare festa per loro, è promuovere la loro vita talvolta a scapito della nostra.

Ma noi confondiamo il donarci con la soddisfazione e il possesso con l’amore. La gelosia non è amore ma difesa della propria proprietà; ed è assurdo che consideriamo spesso anche le persone nostra proprietà. Diciamo alla persona amata “sei mia”, e sottintendiamo che non vogliamo che sia di nessun altro. Non vogliamo dividere con gli altri la proprietà delle cose ma nemmeno l’amicizia delle persone. E il nostro egoismo si espande al punto di voler soggiogare gli amati al nostro volere.
E la profonda stoltezza di questo pensiero è che oltre a fare del male alle persone amate, così ne facciamo anche a noi stessi. Torturiamo e ci torturiamo: ci roviniamo la vita.
Ah se comprendessimo l’amore sincero, libero, che Gesù ha per ciascuno di noi: forse ne sapremmo donare di più e di più vero agli altri.
Gesù appare a Maria di Magdala nel giardino del cimitero la mattina della resurrezione. A lei per prima appare vivo, risorto.
Non agli uomini forti che lo hanno tradito e abbandonato, ma a lei appare. Lei è rimasta sotto la croce assieme a Maria, la madre del Signore. Le donne non hanno avuto paura, non hanno tradito l’amicizia di Gesù, non sono fuggite, hanno vegliato, sono rimaste fedeli. A loro per prime appare Gesù risorto.
Alle donne come Stefania, madri, mogli, amiche, umili, appare il Signore. Per la loro debolezza si commuove, loro primariamente ama.
Per questo nel giorno della resurrezione Gesù appare a Maria e la chiama per nome e lei girandosi lo riconosce: è Gesù risorto! Con i segni della passione e della croce, brillante della luce della resurrezione ma è lui! Cristo risorto pronuncia il nome di Maria, si ricorda di lei, torna per lei, per lei e per tutti noi è risorto.
Allo stesso modo oggi Gesù chiama per nome Stefania. Le sofferenze di ieri sono passate, ora c’è solo il volto di Gesù da contemplare. Un volto così bello, un uomo che ama in modo così grande che viene commozione solo a pensarci.
Maria si inginocchia e risponde a Gesù “Maestro”. Sì, Gesù è il maestro di tutti noi: ascoltiamolo! Basta ascoltare noi stessi, le nostre voglie, i nostri desideri, le nostre passioni; basta soffrire per ciò che ci manca e smaniare, sgomitare per possedere; basta uccidere per avere.
Comprendiamo fratelli che solo nel dare c’è felicità, solo nel volere il bene degli altri si è uomini e donne veri, solo nel servire si ha dignità di persone, di figli di Dio.
Cari Jessica e Michael, perdonate se potete e amate. Il perdono disarma e cambia in bene i sentimenti malvagi. Ma il perdono non dona pace solo a chi lo riceve, esso lenisce anche il dolore e pacifica chi lo dona. Cari figli, nella memoria della mamma, perdonate e amate. Mettetevi al servizio del bene, lasciatevi amare dal Signore Gesù e trovate pace.
E tu cara Stefania, tra le braccia di Cristo Risorto, dal giardino del cielo, dove non c’è più né sofferenza né lutto, perdonaci e prega un po’ anche per noi. Amen”
Mons. Giorgio Ferretti
Arcivescovo Metropolitana di Foggia-Bovino
(Nota stampa)
