In foto il Prof. Tommaso Prencipe
Manfredonia (Fg), 24 luglio 2026 – “Il battito dei documenti e le radici di una comunità: l’eredità e la visione del Centro di Documentazione Storica di Manfredonia”.
di Giulia Rita D’Onofrio e Giacomo Telera
La storia di un territorio non è mai un semplice accumulo di date o un’arida successione di eventi. È, al contrario, un organismo vivo, fatto di palpitazioni quotidiane, di voci rimaste inascoltate e di tracce sottili che attendono solo di essere decifrate. In un’epoca che consuma il presente con fretta superficiale, riscoprire la specificità delle proprie origini diventa un atto culturale di fondamentale resistenza civica.
È questo il filo conduttore che emerge dall’incontro con il Professor Tommaso Prencipe, recentemente eletto ancora una volta alla Presidenza del Nuovo Centro di Documentazione Storica di Manfredonia (NCDSM).
La dignità della «microstoria» e il segreto degli archivi
Guardare a una comunità locale con sguardo superficiale rischia di appiattirne le peculiarità. Ogni gruppo umano possiede infatti un modo unico di pensare, esprimersi e costruire il proprio tessuto sociale ed intellettuale.
Per comprendere l’assetto del presente, sostiene il Professor Prencipe, è necessario scendere in profondità, scavare tra quelle “radici” che spesso giacciono nascoste negli archivi pubblici e privati, autentiche ed inesauribili miniere del sapere.
Troppo spesso liquidate con sufficienza come dettagli di “microstoria”, le carte comunali e i documenti d’archivio custodiscono in realtà la memoria operosa di cittadini i cui nomi non hanno attraversato i grandi libri di testo. Eppure, è proprio questa trama di vita vissuta a fare da supporto e nutrimento alla “Grande Storia”.
A testimonianza di come anche il documento apparentemente più arido possa rivelarsi una miniera di senso, Prencipe richiama l’esperienza dello studio sul Catasto Onciario del 1749, da lui trascritto e pubblicato nel 1987 dopo cinque anni di intenso lavoro.
Quella che ad un primo sguardo poteva sembrare soltanto una noiosa dichiarazione dei redditi dell’epoca sipontina si è trasformata in una pietra miliare per la storiografia locale, aprendo la strada a una vera e propria proliferazione di studi documentari in tutta la Capitanata.
I documenti d’archivio, anche i più umili, possiedono un loro “battito” interiore, portatore di valori positivi da tramandare alle generazioni che verranno.
Oltre quarant’anni di passione per Manfredonia
La rielezione di Tommaso Prencipe alla guida del Centro di Documentazione porta con sé la medesima carica d’entusiasmo degli esordi.
Bisogna risalire al 1983 per ritrovare il nucleo originario di quella scommessa: un gruppo di giovani motivati che, passeggiando lungo Corso Manfredi durante lo “struscio” serale, disegnava i contorni di un progetto culturale in cui pochi, all’epoca, osavano credere.
A dispetto delle previsioni degli scettici — che attribuivano al sodalizio una vita non superiore ai sei mesi —, il Centro ha raggiunto oggi il suo 43° anno di attività.
Un traguardo solido, testimoniato da un patrimonio straordinario: 48 titoli pubblicati, 13 numeri del Bollettino ufficiale, 5 Convegni sulla Storia di Manfredonia, fino a scoperte di altissimo valore artistico e storiografico.
Tra queste, la riscoperta dei madrigali del musicista sipontino Francesco Mazza e il rinvenimento, presso l’Archivio Sponsa di Dubrovnik, di preziosi documenti medievali che attestano i secolari scambi commerciali e culturali tra Manfredonia e la sponda dirimpettaia dell’Adriatico.
La scuola e la trasmissione della memoria
La visione per il futuro del Centro non si esaurisce, però, nella conservazione del passato, ma si proietta con decisione verso il mondo della scuola e dei giovani.
Tra le proposte in cantiere per il nuovo anno sociale figura l’istituzione di corsi di Storia patria rivolti agli alunni delle scuole elementari e medie.
L’obiettivo pedagogico è chiaro: coltivare fin dall’infanzia un sano e consapevole senso di appartenenza al territorio attraverso contenuti civici chiari e frequenti.
Dalla grammatica spiegata attraverso gli esempi della realtà locale all’educazione alla ricerca d’archivio, la scuola ha il dovere di stimolare nei ragazzi la passione per le proprie eccellenze.
Insegnare ad ascoltare la voce dei documenti significa, infatti, mostrare che lo spirito del passato è ciò che orienta, spesso inconsapevolmente, le nostre scelte presenti.
Solo chi impara a conoscere a fondo la realtà in cui vive può diventare un cittadino consapevole, capace di dare un impulso concreto e positivo alla crescita della propria città.
A cura di Giulia Rita D’Onofrio e Giacomo Telera
