REFERENDUM CAS. RITUCCI e TASSO: Ascoltare tutti, illudere nessuno. La partecipazione è un valore, ma deve poggiare sulla verità.
Manfredonia (Fg), 6 giugno 2026 – REFERENDUM CAS. RITUCCI e TASSO: “Ascoltare tutti, illudere nessuno. La partecipazione è un valore, ma deve poggiare sulla verità.”
Negli ultimi giorni, nella nostra città, si è acceso un dibattito sulla proposta di indire un referendum consultivo riguardo al Centro di Accoglienza Straordinaria attivato presso la Casa della Carità. È naturale che un tema così delicato susciti domande, preoccupazioni, opinioni diverse. Ed è proprio per questo che diventa fondamentale riportare la discussione su un terreno di verità istituzionale, lontano da semplificazioni, strumentalizzazioni e false aspettative.
Ai cittadini è stato detto che “la parola deve passare alla popolazione”, che “il Comune deve decidere”, che “la legge prevede il parere del Comune” e che, quindi, un referendum sarebbe la massima espressione democratica. Sono affermazioni che – calate, con eccessiva leggerezza, nel contesto della mozione avanzata da quattro consiglieri per l’indizione di un referendum per la questione CAS – sono fuori luogo, perché la realtà giuridica è diversa e ignorarla rischia di creare confusione e delusione.

La legge nazionale, che disciplina l’accoglienza dei richiedenti asilo, stabilisce chiaramente che i CAS vengono attivati dal Prefetto, cioè dallo Stato. Non dal Comune. Non dal Consiglio comunale. Non da un referendum.
Immigrazione, Ordine Pubblico e Sicurezza sono materie che la Costituzione (art.117) attribuisce in via esclusiva allo Stato. Questo significa che nessun Comune italiano può autorizzare o impedire l’apertura di un CAS, a meno di specifici e gravi vizi di legittimità – come violazione delle norme urbanistiche o carenza dei requisiti igienico-sanitari e di sicurezza della struttura – che nel nostro caso NON RICORRONO. E questo non è un dettaglio: è il cuore della questione.
È vero che la legge parla di “sentito il parere del Comune”. Ma quel parere, come hanno spiegato più volte i tribunali amministrativi e il Consiglio di Stato, non è un’autorizzazione. Non è un sì o un no. Non è un potere di veto. È un contributo consultivo che il Prefetto può valutare, ma che non lo vincola in alcun modo. Una forma di cortesia in una corretta interlocuzione tra istituzioni. Presentarlo come un potere decisionale del Comune significa attribuirgli un ruolo che la legge non gli riconosce.
Il punto più delicato: il referendum.
Lo Statuto comunale prevede la possibilità di indire referendum consultivi (anche abrogativi), ma lo Statuto non può superare la legge dello Stato. Il Testo Unico degli Enti Locali stabilisce che i referendum comunali possono riguardare solo materie di competenza locale (art. 8 comma 4). E la giurisprudenza è unanime: un Comune non può indire referendum su materie statali. Un referendum sul CAS, quindi, sarebbe inammissibile e privo di effetti. Anche se si tenesse, anche se partecipassero migliaia di cittadini, anche se vincesse una posizione netta, il risultato non potrebbe modificare la decisione dello Stato.
Ed è qui che nasce il rischio più grande: quello di far credere ai cittadini che il loro voto possa cambiare qualcosa che, per legge, non dipende dal Comune. La partecipazione è un valore fondamentale, ma deve poggiare sulla verità. Illudere la comunità che un referendum possa decidere ciò che la legge non affida ai Comuni significa trasformare uno strumento democratico in un gesto simbolico, che rischia di generare frustrazione e sfiducia.
La trasparenza, invece, si costruisce con strumenti reali. Noi, in fase di dibattito durante il consiglio comunale, ne abbiamo proposto uno di assoluto buonsenso:
Richiesta formale di confronto istituzionale con la Prefettura.
“Il Consiglio impegna il Sindaco a richiedere alla Prefettura di Foggia un incontro istituzionale”, aperto ai capigruppo consiliari e guidato dal Sindaco, finalizzato a ottenere informazioni dettagliate su: capacità ricettiva del CAS, criteri di gestione, misure di sicurezza, durata prevista della struttura, eventuali impatti sul territorio.
Insomma, un monitoraggio amministrativo, che consenta di acquisire elementi utili per informare, costantemente, la cittadinanza.
Rispettandola, senza creare aspettative irrealistiche.
Ci sono, poi, altri due aspetti che non possono essere ignorati:
Un referendum ha un costo. Allestire i seggi, pagare il personale, stampare le schede, garantire la logistica comporta una spesa significativa. Spendere denaro pubblico per una consultazione che non può produrre alcun effetto giuridico significa assumersi una responsabilità che la Corte dei Conti ha più volte definito ‘potenzialmente rilevante sul piano del danno erariale’. In un momento in cui i Comuni faticano a garantire servizi essenziali, questo è un elemento che merita attenzione.

Il quesito referendario è mal formulato e fuorviante. L’enunciazione “Siete favorevoli all’individuazione del centro di assistenza straordinaria per richiedenti asilo in Manfredonia?” evidentemente ignora che il centro esiste già ed è operativo su decisione dello Stato. Non è una scelta futura.
Il referendum, lo ripetiamo, non chiede un orientamento. Chiede ai cittadini di esprimersi su qualcosa che non può essere modificato dal loro voto.
Dire tutto questo non significa “voltare le spalle ai cittadini”. Al contrario: significa rispettarli. Significa non illuderli. Significa non far credere che possano decidere ciò che la legge non affida loro. La vera democrazia non è far votare su tutto, ma dire la verità anche quando è scomoda. La partecipazione è un valore, ma deve poggiare sulla correttezza istituzionale e sulla trasparenza reale, non su strumenti che rischiano di generare illusioni.
In definitiva, il CAS è una decisione dello Stato. Il Comune può vigilare, informare, monitorare, chiedere chiarimenti. Può fare molto, ma non può decidere sulla sua esistenza. E un referendum non cambierebbe questo dato di fatto.
Raccontare le cose come stanno non è un atto politico: è un atto di rispetto verso la comunità. Che dimostra che NOI davvero siamo dalla parte dei Manfredoniani e ci rifiutiamo di prenderli in giro.
Massimiliano Ritucci (Consigliere Comunale AgiAMO)
Antonio Tasso (Consigliere Comunale Sipontum)
(Nota stampa)
