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Il DIRIGENTE SCOLASTICO IPEOA MICHELE LECCE San Giovanni Rotondo – Manfredonia, Avv. Luigi Talienti

InsideCapitanata.it, Manfredonia (Fg), 12 settembre 2026 – Nell’ambito della rubrica “Scuola, prevenzione e contrasto al disagio e alla dispersione”, curata dal professor Luigi Talienti, una riflessione dedicata al rapporto tra patrimonio culturale, comunità educante e territorio.

Al centro dell’analisi, il valore della tavola come luogo di condivisione e trasmissione di tradizioni, saperi e identità, in un percorso che coinvolge famiglia, scuola e comunità.

 

Il Patrimonio Culturale e la Comunità Educante – una narrazione all’unisono – la tavola luogo di condivisione

 

Dalla decantazione a tavola, intesa come luogo di incontro, all’affermazione pragmatica di una Storia che va affermata, oltre gli steccati di confine, oltre la mera degustazione, per affermare, ad acclamazione unanime, il valore della cultura e del patrimonio ad esso conferente.

 

Il Patrimonio artistico-culturale nazionale e/o locale rappresenta un valore inestimabile, non solo a livello nazionale, ma in dimensione planisferica, sicuramente spirito identitario di un Paese riconoscibile e riconosciuto nel modo, considerando anche la mole di turisti che periodicamente lo visita e lo apprezza. Ogni città rappresenta genesi e traiettoria di sviluppo, che trova fondamento nella magnificenza delle sue radici e della sua storia. La decantazione di tali magnificenze può avvenire a tavola, quale luogo intimo di disseminazione, assaporando e degustando un vino tipico, un prodotto caseario, un olio di zona, un pane di fama internazionale. Dalla tavola, in un unicum educativo, si passa ai banchi di scuola e da quest’ultimi si trasla alla compagine sociale locale e non.

 

Ovviamente, l’apprezzamento deve risultare valore endemico di una società civile, come la piena salvaguardia di queste fantasmagoriche dimensioni territoriali, nei confini e oltre confine. D’altronde, la disseminazione della storia non è demandata esclusivamente a pratiche oratorie e storicistiche, ma a spirito di appartenenza che non si millanta ma si pratica nel quotidiano ‘ facere ‘, con la lungimiranza di chi vuole preservare e di chi vuole sviluppare, partendo dalla cura, dall’accudimento, dalla pulizia e arrivando alla orgogliosa narrazione, per terminare con una opulente degustazione.

 

Sicuramente luogo primario di condivisione è il contesto familiare, ove racconti su tradizioni, usi e costumi costituiscono continuità tra passato, presente e futuro. La tavola, sicuramente, è il luogo intimo ove tale continuità trova fantasmagorica ispirazione e dove la mente viaggia, come una macchina del tempo, nell’orbitale delle dimensioni temporali.

In foto il Prof. Luigi Talienti

 

 

 

Tra i compiti affidati alla Scuola, in quanto Comunità Educante, rientra, senza dubbio alcuno, anche, la tutela del patrimonio artistico, culturale e paesaggistico della Nazione, come da statuizione enucleata nell’art. 9 della nostra Carta Costituzionale. Si tratta di una funzione di incontrovertibile rilevanza che, ancor di più, va ad avvalorare la funzione sociale che l’Istituzione Scolastica esercita, oltre l’alveo della didattica.

In effetti, è sinallagmatico affermare che coloro che riconoscono il Patrimonio materiale e immateriale di una comunità e lo sanno apprezzare, ne promuovano tutela e valorizzazione, in quanto di inestimabile valore e dalle ripercussioni economico-sociali. In tale ambito, l’azione didattica deve creare ‘ plusvalore’, erudendo alla conoscenza e sensibilizzando alla valorizzazione ‘ extra-territoriale ‘ di quanto di prezioso rientri nella disponibilità di un popolo e di un territorio. E’ necessario partire dai più giovani che, talvolta, ignorano il valore, si approcciano con superficialità alla conoscenza e si atteggiano con poco rispetto e ossequio alla ricchezza lastricata nella loro orbita. Tale ricchezza non va vilipendiata e dileggiata, onde evitare lo sciagurato depauperamento, ma va sempre tutelata in quanto non attribuisce rendite perpetue, ma, valore aggiunto solo con trattazione amorevole. Si parte dalle relazioni di prossimità che, consolidandosi all’unisono, stimolano buone prassi e virtuose pratiche a garanzia del regolare svolgimento della vita comunitaria. L’oltraggio non va ignorato, anzi, va contrastato, prevenuto e sanzionato, in quanto non in danno esclusivo del bene ma grave nocumento collettivo.

Come non annoverare, nell’ambito dell’esaltazione del Patrimonio, la tradizione culinaria? E’ inevitabile valorizzare ciò che è tipico e ciò che ci contraddistingue a livello mondiale, in termini di qualità, saperi e sapori.

In tavola, oltre alla degustazione delle prelibatezze, si incrociano e si annidano tradizioni preparatorie che mutano nel tempo, creando i cosiddetti segreti dello Chef, divenendo fattore distintivo di una comunità e di un territorio. Tra le ricette di maggior successo, l’ingrediente più prezioso è rappresentato dall’amore di un racconto di un tempo andato, che ritorna prepotentemente di attualità, nell’ambito di una tradizione che si ammoderna ma che non tramonta mai, come un raggio di sole che illumina un’ amata filiera alimentare e familiare.

Di guisa, risulta imprescindibile avviarsi all’affermazione della cosiddetta ‘ Pedagogia del Patrimonio’, quale strumento di educazione alla cittadinanza, al rispetto dell’alterità, votata al confronto, al dialogo e/o all’approfondimento, al fine di creare uno spazio epistemico in prospettiva pedagogica e, soprattutto, in ambito di istituzionalizzazione della cosiddetta ‘ Heritage education’. E’ opportuno partire proprio dalla tavola, ponendo in alleanza educativa famiglia, scuola e territorio.

Valorizzare il patrimonio, in tale latitudine prospettica, significa garantire una eredità culturale alle giovani generazioni, attraverso la quale creare ponti, relazioni e prospettive. Alessandro J. De Stefano affermava: ‘ Ogni bene culturale in pericolo rappresenta un’emergenza del tessuto storico e sociale di una comunità’, enfatizzando l’essenza di valore del patrimonio culturale, senza del quale si ricadrebbe in una società annichilita e priva di orizzonti. Utilizzare l’insegnamento trasversale dell’educazione civica, ai sensi e per gli effetti della Legge 92/2019, per dare multidisciplinarietà e valore ad un ‘ Patrimonio’ da enfatizzare ed esaltare in ogni comparto dipartimentale, in continuità, al fine di evitare una becera e gratuita denigrazione, che rappresenta una triste autoffesa.

Per dar vigore alla forza motrice che deve garantire la tutela del Patrimonio Culturale è intervenuto, anche, il Legislatore con il Dlg.vo 60/2017, in applicazione delle Legge 107/15, introducendo norme sulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali, sul sostegno della creatività, precedendo in maniera lungimirante, tra l’altro, le Raccomandazioni del 22 Maggio del 2018 del Consiglio dell’Unione Europea. La creatività se supportata, alimentata e accompagnata, è capace di creare valore e patrimonio, in senso culturale, artistico e paesaggistico, pertanto, in una Scuola pioniera del cambiamento non deve mai essere compressa o soppressa. La creatività della tavola assume valore trasversale e, soprattutto, crea sapore non solo in ottica enogastronomica,ma parte dal sapore per divenire sapere.

La tutela dell’arte genera arte e alimenta l’arte, in segno di una speranza condivisa che secondo il principale saggista del ‘900, Eugenio Borgna, diventa comunione a discapito di una disgregazione valoriale che sarebbe un dramma, in termini etici e morali. Sviluppare un pensiero divergente che si discosti, in termini innovativi, dalla rigidità del pensiero, sempre e comunque, convergente. A tavola, la divergenza non diventa conflitto ma diventa confronto, che presuppone impalcatura di crescita ed eredità. Come dimenticare i racconti della Nonna? Quest’ultimi rappresentativi di un’epoca in cui tutto aveva valore prezioso, all’insegna di un pregnante sacrificio votato all’esaltazione delle tradizioni e , nel contempo, alla tutela di equilibri familiari, che per preservare l’avvenire, dovevano essere garantiti per ripararsi dai periodi, costantemente presenti nella storia, di ‘ austerity’. Insomma, una sorta di ‘ welfare state’, che risulta tutelante in ottica prognostica e futuribile, fornendo certezza ed eco-sostenibilità. Chi ha beneficiato di quei racconti conosce il valore del sacrificio e lo sfregio dello sperpero, sapendo apprezzare con più forza il gusto della sana esistenza.

Di assoluta rilevanza, in tale direzione di sviluppo, è l’adesione, avvenuta il 27 Febbraio del 2013, dell’Italia alla Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del Patrimonio culturale per la società, meglio nota come Convenzione di Faro, dal nome della Località portoghese in cui il 27 Ottobre 2005 vi fu il primo incontro di apertura e di sottoscrizione. Una adesione che, seppur intervenuta a distanza di circa 8 anni, esemplifica la volontà nazionale di procedere all’iniziazione di un processo di riqualificazione culturale, attraverso la valorizzazione delle proprie radici e tradizioni storiche, affermando il ‘ Diritto’ al patrimonio culturale, quale segno di partecipazione attiva ad uno sviluppo globale, non più di ‘ quartiere’. Tale ‘ Diritto’ deve risultare interconnesso alle relazioni umane e sociali, a sostegno della Democrazia e dei diritti umani, intesi in senso universale. La cultura deve essere condivisa e non può rappresentare vessillo di una sparuta minoranza, andando oltre l’acre sapore di una limitata detenzione ‘ aristocratica ‘, che deve contrapporsi ad una precostituita insipienza ‘ plebea’. D’altronde, il sapere promuove progresso, sapienza, consapevolezza e uguaglianza, in un momento storico talmente complesso e caratterizzato da ostracismo e conflittualità, ove la tavola, nei ritmi frenetici dell’esistenza, deve sempre più essere ricercata. Lo sviluppo della persona, quale centro nevralgico di un processo di rinascita, affonda le sue radici in un seducente e ammaliante sentimento di sapere che vada al di là delle partizioni per prerogativa e approdi in ‘un dolce sentire’’ onnisciente e dal sapor di fratellanza, che parta dall’esaltazione inebriante della natura e che possa inondare l’umanità di luminosità e sapore. La cultura è luce e solo attraverso la stessa potranno annientarsi le zone di opacità, ove resta ancora pregnante e sprezzante il ‘ puzzo’ della discriminazione e dell’iniquità e non il profumo inebriante della prelibatezza.

La Scuola deve indurre lo studente a sedimentare un sentimento d’amore verso l’ambiente circostante, partendo dalla consapevolezza che proprio in quello ambiente si sono sviluppati tradizioni, usi e consuetudini, che rappresentano le nostre radici, la nostra genesi e la nostra storia.

In foto il Prof. Luigi Talienti

 

 

Partendo dalle origini, inevitabilmente, si costruisce lo spazio del futuro, in cui venga inneggiato il valore del patrimonio culturale, con la consapevolezza che lo stesso debba essere condiviso e traslato e, senza dubbio, non gestito in regime di monopolio e/o in regime di oligarchia. Uno spazio, quindi, aperto a tutti, in cui regni la propensione alla valorizzazione del ‘ noi’ e non l’isolamento dell’io’. Solo così si percorrerà la strada, tanto decantata e ribadita in tutti i tratti semantici della Carta Costituzionale, dell’integrazione e dell’inclusione, senza dubbio connotazioni essenziali, quest’ultime, di Patrimonio umano di inestimabile valore. Insomma, dalla tavola alla comunità, dal sapere al sapore, dall’agocentrismo e dall’egotismo per arrivare, oltre i fossati, all’affermazione di una compagine sociale protagonista, per un ‘ Made di Comunità’ che diventa simbolo identitario e di appartenenza, oltre la cucina, possibile patrimonio UNESCO, abbattendo l’inerziale e sciatta narrazione di pertugio mal raccontato.

 

A cura del Prof. Luigi Talienti 

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