Agricoltura, Cia Capitanata: “Sul campo prezzi da fame, sugli scaffali a peso d’oro” Il confronto: rispetto al 2021 gasolio agricolo + 143%, irrigazione +43%, fertilizzanti +40-100% Crollo dei prezzi al produttore: grano -48%, olio e uva da tavola -50%, uve da vino -20% “Serve attivare lo Stato di Crisi, reciprocità con i Paesi extra Ue. No alla concorrenza sleale”
FOGGIA, 30 settembre 2026 – Rispetto al 2021, prima che divampasse la guerra in Ucraina, il prezzo del gasolio agricolo è passato da 0,48-0,70 euro al litro a 1,70 con un aumento del +143%.
Nello stesso periodo, i prezzi di concimi e fertilizzanti, a seconda della tipologia, hanno registrato un incremento che va dal 40 al 100%. Pur rimanendo stabili le tariffe per l’acqua, il costo per l’approvvigionamento idrico a uso irriguo in provincia di Foggia è aumentato del 43% a causa della combinazione di fattori legati al contesto energetico e infrastrutturale.
A fronte di questa “esplosione” dei costi di produzione, il valore economico riconosciuto alle aziende agricole per i loro prodotti ha registrato un’implosione: – 48% per il grano, il prezzo delle uve da vino più comuni segna un meno 20%; per l’uva da tavola, a seconda delle varietà, alle imprese viene riconosciuto dal 25 al 50% in meno rispetto al 2021. Spinto al ribasso dalla massiccia immissione nel mercato di olii provenienti dall’estero, il prezzo al produttore per l’olio extravergine d’oliva pugliese ha subito un decremento che va dal 25 al 50%. Stesso problema per il grano duro.
La beffa finale è relativa al pomodoro da industria: siccità, prezzi dei trattamenti e delle irrigazioni di soccorso, aumenti su concimi e fertilizzanti hanno fatto schizzare in alto i costi di produzione, ma il prezzo al produttore resta quello di cinque anni fa. A delineare il quadro a tinte nerissime della grave crisi attraversata dall’agricoltura in provincia di Foggia, nel corso di una conferenza stampa che si è svolta oggi giovedì 30 settembre, è stata la CIA Agricoltori Italiani di Capitanata, attraverso i dati illustrati dal presidente e dal direttore dell’organizzazione, Rino Mercuri e Nicola Cantatore.

LA DIFFERENZA. “Tra il campo e lo scaffale dei supermercati”, ha spiegato Rino Mercuri, “il prezzo di un prodotto seminato, coltivato e raccolto dal produttore aumenta fino al 300%. Ci guadagnano soltanto le industrie agroalimentari e la GDO, gli stessi attori economici che, anche attraverso le importazioni massicce dall’estero, schiacciano al ribasso i prezzi al produttore”. “Bisogna ancorare i prezzi al produttore ai costi di produzione”, aggiunge Mercuri. “Occorre che in mense pubbliche, ospedali, scuole, municipalizzate, aziende a partecipazione statale, aziende delle Regioni, forze dell’ordine, siano utilizzati prioritariamente prodotti 100% italiani, in modo da tutelare i consumatori rispetto alla salubrità e piena tracciabilità di ciò che mangiano e garantire ai produttori italiani un concreto sostegno alla redditività attraverso dinamiche di mercato in cui si riconoscano anche il valore sociale, culturale ed economico del ruolo svolto da agricoltori e allevatori italiani”.
SVANTAGGIO COMPETITIVO E CONCORRENZA SLEALE. “Serve reciprocità”, continua Nicola Cantatore, “e attuare concretamente il decreto legislativo 198/2021 che limita lo strapotere della GDO su pratiche al ribasso e altro ancora. Con i Paesi extraeuropei c’è un’asimmetria di regole su lavoro, fitofarmaci, condizioni di ingresso dei nostri prodotti rispetto ai loro, sostegni statali, logistica, standard qualitativi e di salubrità, costi energetici: questo significa che Paesi come la Tunisia o la Cina, e molti altri ancora, producono a costi nettamente inferiori a quelli sopportati dai nostri agricoltori”. Occorre semplificare le norme su sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, i bonus gasolio e concime sono irrisori, le risorse PAC non possono diminuire e la distribuzione del valore lungo la filiera deve essere equa.
Per CIA Capitanata, “Governo nazionale, Regioni, Province e Comuni devono comprendere che la svalutazione e l’impoverimento dell’agricoltura è diventata un’emergenza nazionale. Chiediamo l’immediata dichiarazione dello Stato di Crisi e una presa di coscienza, a tutti i livelli, della necessità di un piano nazionale ed europeo di rilancio, con azioni forti, controlli sulle importazioni, attuazione delle norme sulla concorrenza sleale. Non escludiamo iniziative di mobilitazione anche a breve. Gli agricoltori italiani non ce la fanno più”.
(Nota stampa)
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