In foto il Prof. Luigi Talienti - Dirigente scolastico dell'I.P.E.O.A. "Michele Lecce" di Manfredonia e San Giovanni Rotondo – Reggente dell'Istituto "Zaccagnino" di San Nicandro Garganico (foto Ivan Loriso)
InsideCapitanata.it, Manfredonia (Fg), 7 ottobre 2026 – La Scuola come presidio d’umanità e cantiere di futuro è il tema del nuovo contributo della rubrica “Scuola, prevenzione e contrasto al disagio e alla dispersione”, a cura del professor Luigi Talienti.
La scuola come presidio d’umanità e cantiere di futuro
Di Giulia Rita D’Onofrio
L’educazione non è semplice trasmissione di saperi, ma un atto radicale di resistenza e di speranza, in un tempo segnato da conflitti e smarrimenti etici. Oggi più che mai, la comunità educante è chiamata a essere presidio d’umanità, trasformando l’aula in un laboratorio di giustizia, empatia e pace.
Il testo che segue, firmato dal dirigente scolastico Luigi Talienti, traccia la rotta verso una scuola che non si rassegna all’indifferenza, ma sceglie di rimettere al centro la persona, la dignità umana e il diritto inalienabile delle nuove generazioni a sognare e costruire un mondo più giusto.

Riqualificare la società ripartendo dai banchi di scuola
Di Luigi Talienti
La Comunità educante è chiamata ad assurgere a un ruolo di fondamentale importanza, non solo nell’ambito dei processi educativi, ma, in ottica prospettica, nella riqualificazione dell’intorno sociale, nel pedissequo rispetto dei valori universali e trasversali sanciti dalla nostra Carta Costituzionale. Di particolare rilevanza, sia formale che sostanziale, vi è il principio di uguaglianza sancito dall’art. 3, che pone speciale attenzione al contrasto del disagio e della discriminazione, al fine di promuovere riconnessione ed equità.
La Scuola deve pertanto dotarsi di una visione poliprospettica, adeguata a una vision rinnovata e avveniristica, incentrata sulla cittadinanza globale e sull’eco-sostenibilità: principi rappresentati come traguardi fondamentali nell’Agenda 2030 e condivisi a livello comunitario. Si tratta di valori attorno ai quali deve svilupparsi un senso di appartenenza che superi i confini del “locale” per assumere una dimensione planetaria; una dimensione in cui devono radicarsi azioni virtuose votate al bene comune della collettività, proiettate nel futuro a tutela delle nuove generazioni.
Tali azioni devono preservare le sinergie verticali e orizzontali, il confronto dialettico, la pace e la capacità adattativa di intervento, così da scongiurare rischi che possano ostacolare l’affermazione di un benessere universale — da non intendere come mera utopia, bensì come concreta speranza.
Questi principi devono farsi volano di orientamento e riqualificazione in un momento storico in cui il mondo è afflitto da conflitti bellici che mietono vittime quotidianamente, all’insegna di una contrapposizione becera che dissemina odio, sofferenza e un atroce senso di impotenza. Bambini che muoiono sotto gli sguardi attoniti dei propri genitori e viceversa, perdendo inesorabilmente la meravigliosa propensione al sogno e vivendo incolpevolmente un incubo senza risveglio.
Assistiamo a un ambiente vandalizzato dall’opera malsana della forza e del potere, a un ecosistema danneggiato in modo quasi irreversibile e a relazioni di prossimità soppresse da prepotenze arbitrarie e ingiustificate. Un mondo che, come ricordava il compianto Papa Francesco, vive “a pezzettini” il dramma di una terza Guerra Mondiale; un mondo in cui si tende ad affermare la legge del più forte e l’arroganza di un potere delegittimato e prepotente.
Questo mondo deve necessariamente acquisire nuova linfa vitale, fondata su valori che vanno assimilati sin dalla fanciullezza, quando deve essere tutelato il diritto alla felicità e al sogno. In questo senso, la Scuola svolge un ruolo nevralgico che non può essere né depotenziato né dimensionato: ad essa spetta il compito di sedimentare tali valori, partendo dalla prossimità dell’aula per estendere l’opera di sensibilizzazione all’intera comunità.
La Scuola deve contribuire alla riqualificazione del tessuto sociale attraverso la costruzione di buone prassi che si traducano in misure sistemiche e strutturali, capaci di andare oltre la sola dimensione didattica. Il mondo va ricostruito e ricalibrato all’insegna dell’accoglienza e del supporto, e la prospettiva futura deve fondarsi sulle coscienze edificate e arricchite fin dai banchi di scuola.
L’insegnamento dell’Educazione Civica non deve essere una semplice materia trasversale parametrata al monte ore ordinamentale, ma un percorso pragmatico fondato su condotte rilevabili, capaci di dare slancio a comportamenti virtuosi, stabili e consolidati. L’apprendimento deve farsi pratico e reale per radicare i valori e superare l’opacità di una realtà segnata dalla violenza e dall’usurpazione dell’equità. Servono pratiche che garantiscano una giustizia concreta, non soltanto in senso legalitario, ma nel rispetto dell’etica, del decoro e della dignità umana, quest’ultima talvolta vilipendiata dall’arroganza.
Occorre promuovere una società in cui la regola venga rispettata con adesione spontanea per i suoi effetti benefici, e non solo per la cogenza delle sanzioni derivanti dalla sua trasgressione, nella consapevolezza che ogni violazione comprime la libertà e i diritti altrui. Una società in cui sia chiara e netta la distinzione tra diritti e doveri, all’insegna di un inderogabile equilibrio che non può essere leso dall’iniquità.
Lo studente deve sentirsi protagonista e parte integrante di una comunità che non lo esclude: deve sentirsi cittadino nell’accezione più nobile del termine, particella rigenerante del cambiamento, indipendentemente dalla provenienza, dal censo, dagli usi e dai costumi. Di conseguenza, non deve sentirsi imbrigliato in categorizzazioni arbitrarie, prive di senso se non in un contesto segnato dalla disumanità. Il mondo è umano e deve farsi rappresentante di umanità, capace di scacciare “ospiti” inaccettabili come la discriminazione, la violenza, l’incertezza, la fragilità e il dissacrante senso di contrapposizione verso il proprio simile.
Serve un mondo accogliente e prossimo ai bisognosi, che non devono diventare entità invisibili; un mondo in cui gli uomini possano e debbano guardarsi negli occhi senza pregiudizi o stigmatizzazioni, ma con rispetto reciproco. Si educa all’uguaglianza per vivere all’insegna dell’equità.

Nel 1958, l’allora Ministro della Pubblica Istruzione Aldo Moro reintrodusse scientemente l’insegnamento obbligatorio dell’Educazione Civica: non per aggiungere una materia teorica, ma con la ferma volontà di avviare un percorso volto alla consapevolezza delle radici della democrazia e all’acquisizione dei principi costituzionali fondamentali per uno sviluppo sostenibile e globale, in cui l’ambiente sia tutelato. Un impegno quanto mai urgente oggi, in un momento storico in cui la violenza sembra prevalere sulla ragionevolezza e sulla pace, e in cui il prossimo viene spesso percepito come un nemico da abbattere.
La lungimiranza di Aldo Moro è stata ripresa dal Legislatore con la legge 92/2019, il D.M. 35/2020 e le ultime Linee Guida, che hanno reintrodotto tale insegnamento nell’ordinamento scolastico per proiettare gli studenti in un universo di valori non riconducibili alla sola erudizione, ma legati alla sfera della crescita personale. L’obiettivo è formare una nuova generazione di cittadini consapevoli del proprio ruolo nella società e capaci di invertire una triste tendenza, scongiurando una deriva irreversibile.
La Scuola può e deve contribuire al cambiamento: con la forza dei suoi valori, la spinta motrice dell’educazione e la ferma ambizione di edificare un mondo migliore.
A cura di Luigi Talienti
Dirigente scolastico dell’I.P.E.O.A. “Michele Lecce” di Manfredonia e San Giovanni Rotondo – Reggente dell’Istituto “Zaccagnino” di San Nicandro Garganico
