Il giornalista sipontino Antonio Castriotta, da ph. Facebook ufficiale
Manfredonia (Fg), 26 aprile 2026 – A Manfredonia continua a far discutere quanto accaduto durante le celebrazioni del 25 aprile.
Una vicenda legata al cerimoniale e alla scelta dei brani eseguiti dalla banda ha acceso il dibattito, con una ricostruzione che punta a fare chiarezza sui fatti e sugli accordi presi alla vigilia della cerimonia.
Di seguito la ricostruzione firmata dal giornalista sipontino Antonio Castriotta.

CASO “BELLA CIAO” A MANFREDONIA. UN PO’ DI CHIAREZZA PER RISTABILIRE LA VERITÀ
Ha suscitato polemiche e strumentalizzazioni quanto accaduto a Manfredonia in occasione della cerimonia del 25 aprile. Si è scomodata persino l’agenzia di stampa Ansa per dare risalto nazionale a una vicenda sulla quale occorre fare un po’ di chiarezza. Sarebbe bastato contattare il generale Antonio Gentile per evitare strumentalizzazioni, finalizzate come al solito a tracciare la solita divisione tra “Guelfi e Ghibellini”.
Ad onore del vero, secondo quanto riferitomi dal Generale, il giorno 23 aprile presso la sala del Sindaco si è tenuta una riunione tra tutte le associazioni dei militari e il sindaco La Marca al fine di stabilire il cerimoniale per la ricorrenza del 25 aprile. Per inciso, il cerimoniale è il complesso di norme, procedure e consuetudini che disciplinano lo svolgimento di atti solenni, cerimonie civili, religiose o incontri diplomatici, come appunto la cerimonia del 25 aprile.
Secondo quanto riferitomi, era stato concordato che la banda avrebbe dovuto eseguire l’Inno di Mameli, come accade in tutta Italia, e non anche la canzone “Bella Ciao”. Questo sarebbe stato ulteriormente specificato dal Generale al Maestro della banda in occasione della cerimonia.
Al rientro in piazza del Popolo, contrariamente a quanto preventivamente stabilito, è stato suonato “Bella Ciao”, nel disappunto delle associazioni militari presenti.

Tanto precisato, non corrisponde assolutamente al vero che il Generale abbia ordinato alle associazioni né ai militari in servizio di abbandonare la piazza. È stato manifestato un semplice disappunto verbale, conseguenza logica degli accordi che erano stati preventivamente presi nella riunione del 23 ed evidentemente non rispettati.
Se cerimoniale deve essere, cerimoniale sia, altrimenti non avrebbe avuto alcun senso convocare le associazioni preventivamente per concordarlo. È come se all’improvviso la banda suonasse su richiesta del Generale “Nessun Dorma”. Qualcuno avrebbe qualcosa da dire?
Da ultimo, la Festa della Liberazione appartiene a tutti i cittadini senza distinzioni di sorta e l’inno che identifica tutta la nazione, fino a prova contraria, è l’Inno di Mameli.
A cura di Antonio Castriotta
